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Ci sono momenti in cui una parola smette di significare ciò che promette. Giustizia è una di queste. Tutti la invocano, pochi la guardano davvero negli occhi. In questo nuovo numero di Fuoco, abbiamo deciso di farlo senza filtri, senza reverenze, senza timore di disturbare. “Giustizia è sfatta” non è uno slogan: è una constatazione. Stragi irrisolte, colpevoli di comodo, magistrati-star, processi televisivi, referendum evocati come salvifici: il sistema giudiziario viene osservato non dall’alto della retorica, ma dal basso delle sue contraddizioni. Accanto allo speciale centrale, Fuoco continua a fare ciò che fa da sempre: allargare lo sguardo. Dall’Europa dei lobbisti raccontata dall’interno, alle guerre che diventano permanenti e normalizzate, fino alle radici profonde – culturali, identitarie, spirituali – della libertà e dell’autodeterminazione dei popoli. Fuoco non è una rivista da consumare in fretta. È una lettura che chiede tempo, silenzio, e una certa disponibilità a farsi mettere in discussione. Perché leggere è un atto politico. E in tempi di giustizia sfatta, anche capire diventa una forma di resistenza.
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