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Antonio Gramsci ha elaborato il concetto di egemonia in vari passi dei suoi “Quaderni del carcere”. È dunque inevitabile che qualsiasi raccolta tratta dai Quaderni abbia un carattere di antologia, la cui natura unitaria è tuttavia assicurata dalla grande intuizione che il potere non sia assicurato dall’uso della forza, ma dal controllo delle modalità di formazione dell’opinione pubblica e del consenso politico, che Gramsci identifica nel controllo dell’università e della scuola, dei media, e in genere di tutti i processi culturali. In cento anni, questi processi sono profondamente cambiati con l’avvento di nuovi attori e nuovi canali, ma l’intuizione di Gramsci che lo scontro per il loro controllo sia un aspetto essenziale di ogni sistema politico conserva tutta la sua validità. L’egemonia è ancora la capacità di una classe, di un gruppo intellettuale, o di una forza politica, di influenzare e dirigere altre classi e altre forze politiche, come mostra questa selezione dai Quaderni curata da Gianni Cuperlo. Un’opera preziosa per orientarsi nell’odierno dibattito su egemonia e democrazia, che indica come malgrado i cambiamenti intervenuti il controllo dei processi formativi della cultura politica di una popolazione sia la più solida garanzia per acquisire e mantenere il potere.
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